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Rizolisi Trigeminale |
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Il paziente viene studiato innanzitutto dal punto di vista
anamnestico, per essere sicuri che si tratti di una nevralgia "tipica".
Capita infatti che si estenda la dizione di "nevralgia trigeminale" a
dolori facciali di natura diversa e per i quali sono indicati altre forme
di trattamento. Poi bisogna escludere la possibilità di una nevralgia
"sintomatica", ossia indicativa di un altro problema, come ad esempio
un tumore cerebrale (casi molto più rari). Ciò richiede, a parte l'acume
clinico, una TC (tomografia computerizzata) o una RM (risonanza magnetica).
Una volta deciso l'intervento, viene spesso praticato un esame dei potenziali
evocati trigeminali, che ci dà una misura del danno del nervo e serve
ad un confronto pre e post-operatorio. Ciò è di fondamentale importanza
nel caso di recidive, perchè chiarisce i limiti e le possibilità
di ulteriori trattamenti terapeutici.

Il vantaggio principale è l'ottima tollerabilità. La percentuale
di successi, ossia assenza di dolore ad almeno cinque anni, varia tra
il 50 ed il 70%, in dipendenza di talune variabili.
E' preferibile usare
metodi che non alterino la sensibilità facciale.
Il palloncino (microcompressione del ganglio di Gasser) e la radiofrequenza classica possono comportare danno dei muscoli masticatori, cosa che non si verifica se non per motivi eccezionali, col glicerolo e la radiofrequenza pulsata. La percentuale di successo immediato è del 90% con la radiofrequenza classica e con la microcompressione (palloncino), ma il palloncino in particolare rappresenta una metodica più "laboriosa" e raramente comporta paresi dell'oculomotore, connesso alla motilità dell'occhio. Attualmente l'intervento in assoluto più praticato al mondo è la rizolisi a radiofrequenza.
L'intervento percutaneo è ripetibile, usando lo stesso metodo o metodi alternativi. La figura qui sopra, tratta da uno dei giornali più prestigiosi per la neurochirurgia, dimostra come a 5 anni, la percentuale di guarigione con la radiofrequenza sia superiore al 50%. ( Systematic Review of Ablative Neurosurgical Techniques for the Treatment of Trigeminal Neuralgia Benjamin C. Lopez, F.R.C.S.; Peter J. Hamlyn, M.D.; Joanna M. Zakrzewska, M.D., Neurosurgery, 2004)
La radiochirurgia del ganglio di Gasser viene attualmente praticata in pochi centri. L'effetto non è immediato ed in base alle limitate casistiche oggi disponibili, i risultati sono correlabili a quelli ottenibili con le metodiche percutanee.
A parte il fatto che l'intervento transcranico è un intervento "maggiore", in anestesia totale e quindi non sempre possibile in pazienti anziani e debilitati, neanche esso garantisce il 100% dei risultati, con un succeso dell'80-90% paragonabile al 50-70% dell'intervento percutaneo. Tra le complicazioni dell'intervento transcranico bisogna considerare un eventuale danno dei nervi cranici limitrofi, specie l'VIII, con possibile sordità dal lato dell'intervento (sordità 1%, ictus 0,1%). Chi ha subito un intervento transcranico può essere succesivamente sottoposto ad intervento percutaneo e viceversa, tranne che per alcune controindicazioni.
L'intervento viene eseguito in sala operatoria, in
ambiente sterile, con monitoraggio dell'attività cardiaca ed in presenza
di un accesso venoso. Ciò per motivi precauzionali, ma il rischio operatorio
è molto basso. La foto illustra la preparazione. Si noti che benchè circondati
da apparecchiature complesse, in un contesto necessariamente sofisticato,
la paziente è sveglia durante tutta la durata dell'intervento e prova
poco dolore, di intensità inferiore o simile a quello evocato da scariche
dolorose trigeminali spontanee. Nelle ore successive all'intervento la
paziente si alimenta e può lascaire l'ospedale in giornata. Viene previsto un
controllo clinico ed elettrofisiologico (potenziali evocati) a distanza
di 1-4 settimane o secondo necessità.