Radiochirurgia e radioterapia |
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Il trattamento radiante integra o sostituisce il trattamento "a cielo aperto" (chirurgico, microchirurgico o endoscopico) o percutaneo nelle neoplasie, lesioni vascolari e disordini funzionali, ma non sempre è chiara la differenza tra radioterapia e radiochirurgia. Le differenze principali sono riportate in tabella:
| Radioterapia | Radiochirurgia | |
Centraggio |
Prima del trattamento | Durante la seduta "radiochirurgica" |
Modalità di trattamento |
Campo "ampio" | Focalizzata |
"Somministrazione" |
Frazioni multiple | "Mega" dose singola |
Personale medico |
Gruppo radiologico | Gruppo chirurgico |
La "radiochirurgia" nacque in Svezia nel 1951, ad opera di Lars Leksell, al Karolinska Institute di Stoccolma. Concettualmente indica la distruzione o inattivazione di "bersagli" intracranici con energia radiante fotonica (il LINAC) o protonica (il ciclotrone).
Leksell ideò e sviluppo la Gamma Knife nel 1967, che usa come sorgente di energia il cobalto 60, (energia protonica o ciclotrone).
Altri perfezionarono, a partire dagli anni 80, il LINAC, o acceleratore lineare. Entrambe le metodiche necessitano di immagini neuroragiologiche ad alta definizione e di metodiche "stereotassiche" per la definizione ed il centraggio del bersaglio.
| Tumori benigni e maligni |
| Metastasi |
| Malformazioni vascolari |
| Disordini del movimento |
Anche la nevralgia trigeminale negli ultimi anni è stata trattata con la radiochirurgia, ma manca un adeguato "controllo" sui risultati e l'effetto sul dolore tende a manifestarsi con "ritardo".
Il suffisso "chirurgia" indica secondo il Webster nella sua ultima edizione (dizionario inglese) una procedura effettuata sul vivente, usualmente con l'ausilio di strumenti, per la riparazione del danno o il recupero della salute. Così la manipolazione in una singola sessione di una parte del corpo usando energia meccanica (le mani del chirurgo), termica (radiofrequenza o criochirurgia), chimica (glicerolo), luce (laser), o irradiazione focalizzata (radiochirurgia) costituisce "chirurgia".
Stereotassico o stereotattico indica una modalità geometrica di calcolo del bersaglio in rapporto a punti fissi esterni, ossia il calcolo di un punto in una "gabbia", secondo larghezza, profondità ed altezza che ne permette una ricostruzione tridimensionale da qualsiasi angolo. Radiochirurgia indica la somministrazione della dose "radiante in una sola sessione.
L'aggettivo "frazionato" esclude di per sé la radiochirurgia, poiché l'energia radiante viene applicata in più sedute, quand'anche nel contesto di una ricostruzione stereotassica, quindi la "radiochirurgia frazionata stereotassica" non è radiochirurgia, termine che solo si applica alla somministrazione in una sola singola mega dose di energia radiante.
In conclusione, benché la chirurgia a "cielo aperto", mininvasiva, endoscopica o percutanea, rappresenta quasi sempre il trattamento ideale, la radiochirurgia può rappresentare una valida alternativa, specie nelle lesioni profonde o con complessi rapporti anatomici.
Il limite al trattamento radiochirurgico è rappresentato dalle dimensioni, usualmente fino a 2,5 o 3 cm. Lesioni di maggiori dimensioni richiedono un'aggressione chirurgica diretta, ad opera delle "mani" del chirurgo. Quando l'asportazione totale non sia possibile, il residuo può ricadere nell'ambito di competenza della radiochirurgia. Fanno eccezioni le malformazioni vascolari, che rappresentano un ambito a se stante.